Polacco di nascita, umbro d'adozione, amo la natura e la scrittura.
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Incontro con Lech Walesa

Il 14 agosto del 1980 alle 6 del mattino tutti gli operai dei cantieri navali “Lenin” di Danzica entrano in sciopero. Da mesi i sindacati clandestini che facevano opposizione al governo comunista polacco si preparavano per questa data. La polizia segreta lo sapeva e aveva messo degli agenti in borghese alle costole dei leader sindacali che per arrivare ai cantieri avevano preso vie traverse nel tentativo di seminare gli sbirri. Gli operai erano armati di mazze e spranghe ed erano pronti ad usarli contro la polizia. Come era purtroppo successo nel dicembre del 1970: 45 morti, 1165 feriti e 3000  arresti. Intorno alle 10 del mattino, per evitare il peggio, il direttore dei cantieri si mette a parlare agli scioperanti che confusi, non vedendo arrivare i loro capi, si erano convinti a tornare al lavoro. Tutto sembra perduto finche’ all’improvviso sul cancello si arrampica Lech Walesa, appena sfuggito a un blitz della milizia, ed esplode un applauso liberatorio. Lo sciopero e’ salvo, si diffonde a tutto il paese, e il politburo di Varsavia e’ costretto a venire a patti. Se Walesa fosse arrivato solo qualche minuto piu’ tardi sarebbe tutto finito in una bolla di sapone e Solidarnosc, il movimento-sindacato pacifista che arrivo’ a contare 10 milioni di militanti, forse non sarebbe nato e la strada verso la liberta’ sarebbe stata piu’ lunga, piu’ faticosa, piu’ sanguinosa. Per tutta l’Europa. “Avevo una stamperia clandestina e ho passato buona parte della mia giovinezza tra celle e tribunali ma non ci illudiamo” dice Gabor Demszky, sindaco  di Budapest, “non siamo stati noi. L’impero sovietico sarebbe crollato comunque strozzato dai debiti e inghiottito dalla bancarotta.”. Non importa. Dal 29 al 31 agosto la conferenza internazionale “da Solidarnosc alla liberta’ ” festeggia i 25 anni di quel mitico salto sui cancelli del leone Walesa che fece rinascere la speranza al di la’ della cortina di ferro e sono tutti qui a Varsavia a dirgli grazie. Madeleine Albright, segretario di stato con Clinton, Manuel Barroso, presidente della commissione europea, e persino George Bush (padre) insieme una schiera di premier, politici, ambasciatori. Non rilascera’ interviste, dicono quelli dell’organizzazione, ma una giornalista di Radio Zet mi dice: “andiamo, che lo becchiamo in corridoio” e appena esce dalla sala delle conferenze e’ sommerso dai microfoni (ma noi siamo in prima fila). La mia amica gli piazza un paio di domande a tradimento poi nel pigia  pigia Walesa nota che il mio badge e’ di colore diverso e mi chiede: “Stampa estera? Di dove?”. E’ la mia occasione: “Incomune. Italia”. Sembra divertito e mi fa “Davvero? E di quale citta’?”. Beh “Montevarchi, signor presidente”. Sorride e si scusa “Mi dispiace ma non la conosco, ma mi fa piacere che siate qui”. Anche a noi, soprattutto perche’ quelli dell’ Herald Tribune non li ha degnati di uno sguardo. Forse ho capito di chi era la gomitata che ho preso nella ressa.

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La cacca fossile

Ewa, di professione cantante lirica, parla un italiano perfetto. Una volta a freddo mi ha domandato “cosa sono i coproliti?” lo aveva sentito in un film della Littizzetto (di cui e’ grande fan). Avrei voluto risponderle che sono per i bambini delle elementari i reperti piu’ interessanti di tutto un museo paleontologico ma non ricordavo perche’. Poi il liceo classico mi e’ fortunatamente venuto in aiuto (dopo tutto non ho solo scaldato il banco in 5 anni) e ho sfoderato dal cappello un ” E’ cacca fossile !”. Pfiiu. E finche’ si tratta del greco. Quando Ewa deve preparare un’ opera e mi chiede di tradurle qualcosa come “quel lostral che mi feri” (Scarlatti) a volte sono costretto ad ammettere “ehm … non parlo bene il lirichese”. Ma non divaghiamo, si diceva della cacca fossile. In Polonia, e particolarmente a Varsavia, tutti possiedono un cane. Ci sono anche i gatti, per carita’, ma non vanno per la maggiore tant’ e’ che la titanica Pani Basia (la versione polacca della Sora Lella) ha dovuto trasformare il suo appartamento in un rifugio per felini senza famiglia che e’ arrivato a contare anche piu’ di 100 ospiti. Per i cani e’ tutt’ altra musica e non a caso il canile municipale, bello e moderno a due passi dall’ aeroporto, e’ praticamente mezzo vuoto e fatica a trovare ospiti. Lo ammetto, i gatti sono dei menefreghisti, dei qualunquisti, degli egoisti (li adoro!) mentre i cani sono coccolosi, festosi, affettuosi. Tutto vero pero’ hanno un piccolo difetto di fabbrica. Il gatto, sereno sereno, per fare i suoi bisogni va discretamente alla lettiera senza tanta pubblicita’, con signorile indifferenza liquida la pratica e ricopre il tortino con sabbia e sassolini, il tutto senza muoversi dalla veranda di casa. Il cane invece costringe ad andare fuori a qualsiasi ora del giorno e della notte (e con qualsiasi condizione atmosferica) mugolando, abbaiando, tirando. Una volta all’ aria aperta annusa, girella, si balocca finche’ con plateale sfrontatezza e davanti a tutti, con tanto di massiccia annaffiata rilascia il bombolone. “Merde!” disse agli Inglesi il generale Cambronne a Waterloo (in francese singolare non italiano plurale: ce l’aveva col destino non coi soldati di Wellington). Un mio compagno di liceo chiese alla professoressa di francese che cosa intendesse l’ ufficiale napoleonico e la prof rispose “Accipicchia!”. Non so chi avesse piu’ fantasia dei due se lui (che si immaginava chissa’ quale significato) o lei (che tiro’ fuori il piu’ improbabile dei sinonimi). Certo di fantasia ce ne vuole parecchia per immaginarsi alle 3 di notte, a 20 sottozero o sotto una nevicata fitta come le funi, ad aspettare che il cagnetto abbia fatto tutti i suoi comodi. Si’ ma cosa c’ entra la cacca fossile? Quest’ anno, in una morsa eccezionale di gelo, a Varsavia e’ nevicato praticamente ogni giorno per almeno 15 settimane. E’ nevicato cosi’ tanto che certi cumuli di neve ai bordi delle strade hanno raggiunto altezze record anche di un metro e mezzo. Per non parlare di parchi e giardini dove la coltre di neve, giorno dopo giorno e’ arrivata a toccare altezza ginocchi (perdonate il toscanismo). E mentre la neve fioccava abbondante altrettanto abbondantemente l’ esercito dei cani della capitale allegro scacazzava e spisciacchiava per tutta la citta’, ogni volta su un nuovo strato di neve immacolata. Quindi quello che dalla finestra di casa sembrava essere un soffice manto bianco era invece un enorme freezer che teneva in fresco i prodotti di gastronomia canina per la primavera prossima ventura. Un po’ come certi banchi del pesce al supermercato. Poi il sole come all’ improvviso alla fine di novembre era sparito, all’ improvviso sul finire di marzo e’ ricomparso dopo il suo lungo letargo invernale e piu’ motivato che mai! Cosi’ la neve ha cominciato a sciogliersi riportando alla luce, come i Mammoth tra i ghiacci della Siberia, i coproliti (ecco finalmente la cacca fossile) di un inverno appena finito. Oddio tanto coproliti non sono dato che il freddo ne ha conservato intatto tutto il colore, la morbidezza e l’ aroma come se fossero appena confezionati (magia del surgelamento!). “Non senti aria di primavera” mi ha chiesto la vicina affacciata al balcone. “La sento, la sento” ho risposto e come non sentirla? La aiuole intorno casa sono un tappeto costellato di cagarri (come li chiamano gli spagnoli) che si stagliano bronzei sull’ ultimo strato di neve ancora da sciogliere. E i cucciolotti, quelli scappati per un attimo ai padroni, ne fanno pure una bella scorpacciata sotto gli occhi disgustati delle cornacchie dal cappuccio (che se lo sono messe per non guardare). Nei torrentelli e nei laghetti limacciosi (e non per il limo) del disgelo galleggiano semidisciolte strane crocchette color ocra dall’ odore cosi’ pungente che a volte prende alla gola. Tra qualche tempo, sparita la neve, il servizio parchi cittadino come ogni anno lancera’ una massiccia operazione di ripulitura che in pochi giorni rimettera’ la citta’ a nuovo (profumo). Ma per il momento bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi. Fortuna che io con gia’ 3 inverni alle spa…lle sono ormai diventa… Sniff … un espert … Sniff Sniff … “Noo! Lo sapevo! Ma porc … putt … vaff … alla stron … della zozz … (continua e continua e continua)”.